domenica 26 novembre 2023

L’estate che sciolse ogni cosa – Tiffany McDaniel

Il caldo arrivò insieme al diavolo. Era l’estate del 1984 e il diavolo era stato invitato.


Quando hai tredici anni l’estate è un periodo senza confini, che si estende davanti a te in tutta la sua potenzialità e in tutta la sua noia. Sono i mesi della possibilità, dove ti immagini che tutto cambi ma dove, il più delle volte, non cambia nulla.
Tranne che tu non viva a Breathed, Ohio e che il tuo nome non sia Fielding Bliss, figlio di Autopsy Bliss, che ha deciso, dalle colonne del giornale cittadino, di invitare il diavolo a venire in città. Proprio quell’estate, quella del 1984.

Egregio Satana, Diavolo chiarissimo, esimio Lucifero, e tutte le altre croci che siete costretto a sopportare, vi invito cordialmente a Breathed, in Ohio. Terra di colline e di balle di fieno, di peccatori e di uomini capaci di perdonare.
Che possiate venire in pace.
Attestandovi la mia fede,
Autopsy Bliss


E il diavolo risponde.
Ha l’aspetto di un ragazzino; nero, occhi verde smeraldo, un ciotola e un cucchiaio con sé, e la saggezza di un anziano.
L’arrivo di Sal, così dice di chiamarsi dalle iniziali di Satana e Lucifero, sarà l’inizio dell’estate più torrida che la cittadina ricordi e l’inizio dello scioglimento di ogni sicurezza, vincolo e ipocrisia in un pantano appiccicoso che resterà sulla pelle anche dopo la fine del libro. Anche
dopo una vita passata a cercare la redenzione.

L’estate di Breathed, Ohio ci viene raccontata da due narratori.
C’è un tempo in cui la storia è raccontata da Fielding, un tempo futuro, di deserto, solitudine e incapacità di comprendere e perdonare il passato. E c’è un tempo in cui la storia è raccontata da Fielding, sì ancora lui, un tempo passato, quello dell’arrivo del diavolo, quello del caldo, quello della divisione della comunità. Della rivelazione dell’umanità.

L’estate di Breathed, Ohio, quella nella quale si sciolse ogni cosa, anche l’amore, è l’estate del 1984 l’anno in cui verrà isolato e identificato un retrovirus che prenderà il nome di HIV, in cui l’Apple lancerà il Macintosh, in cui Michael Jackson si ustionerà nel far pubblicità alla Pepsi, in cui accadranno tante cose belle e brutte. L’estate in cui il diavolo deciderà di mettere ognuno di fronte alla propria verità, di scoprire cicatrici, recidere rami, mostrare il deserto morale. E sarà il nano Elohim, uno dei personaggi più riusciti del romanzo, a farsi carico di tutto questo cancellando la responsabilità individuale e portando avanti un unico, violento, drammatico atto collettivo.
Si esce spezzati da questa lettura. La narrazione è ricca di riflessioni morali e teologiche. Ci si interroga, continuamente, insieme ai personaggi sul libero arbitrio, il bene e il male, il dolore e il suo senso (ma poi, per parafrasare Pavese, soffrire serve a qualcosa?)

La gente chiede sempre perché Dio permette che ci sia tanta sofferenza nel mondo. Perché lascia che un bambino venga picchiato, che una donna pianga, che succeda una strage? Che un buon cane muoia soffrendo? La verità è che vuole vedere cosa facciamo noi. E’ lui che ha tirato fuori la candela, ha messo il diavolo allo stoppino, e adesso vuole vedere se noi la spegniamo o aspettiamo che si consumi. Dio è il più grande spettatore della sofferenza.

Tiffany McDaniel, nativa di questo Ohio che tanto ci descrive bene, nei suoi campi e nei suoi cieli, riesce a tratteggiare i personaggi con un tale acume psicologico e tale amore da far sentire, chi legge, parte della comunità, con i suoi silenzi, le sue urla, i suoi freak e le sue storture.
Si esce spezzati da questa lettura. Ho smesso di respirare per tutte le ultime settanta pagine. Il diaframma bloccato. Il vuoto tutto attorno.
Una narrazione lirica, un prodigio di belle parole. L’umanità, la diversità, il fato e l’ineluttabilità. Scivolare sul pavimento e perdere la fede. La mancanza che riduce tutto in pezzi. La cattiveria che da questi pezzi genera milioni di ombre. E la redenzione che, a volte, non c’è.

Nota:
Nativa dell’Ohio, Tiffany McDaniel, con questo suo primo romanzo ha vinto il The Guardian’s 2016 “Not-the-Booker Prize, l’Ohiana Library Readers’ Choice Award ed è stata finalista per il The Women’s Fiction Writers Association Star Award for Outstanding Debut. La McDaniel ha scritto un romanzo di rara bellezza, strano e inquietante.


https://www.casadiringhiera.it/l-estate-che-sciolse-ogni-cosa/


***

“Ero destinato a ereditare il carattere di mio padre. E di mia madre. Invece alla fine ricevetti in eredità il carattere di quella estate. Quell’estate divenne mio padre. E mia madre”.

Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti di Breathed, Ohio. Qui, in una giornata dal caldo torrido, il diavolo arriva rispondendo all’invito pubblicato sul giornale locale da Autopsy Bliss, integerrimo avvocato convinto di saper distinguere il bene dal male, e padre di Fielding. Nessuno in paese si sarebbe mai aspettato che Satana avrebbe risposto. E tantomeno che si sarebbe palesato come un tredicenne dalla pelle nera e dalle iridi verdi come foglie, eppure quel ragazzo uscito dal nulla sostiene davvero di essere il diavolo. A incontrarlo per primo è Fielding, che lo porta con sé a casa. I suoi genitori subito pensano che il giovane, che sceglierà di farsi chiamare Sal, sia scappato dalla propria famiglia, eppure le ricerche non portano a nulla, e in lui sembra esserci veramente qualcosa di impenetrabile e misterioso. Qualcosa che gli abitanti di Breathed non capiscono e li farà persuadere che quel ragazzo dalle lunghe cicatrici sulle spalle sia realmente quello che dice di essere: il diavolo. Intanto, un’afa incredibile scioglie i gelati e i pensieri e confonde i rapporti e le certezze, il senso del bene e del male, dell’amore e della sofferenza, della fiducia reciproca e della paura. Lirico, struggente, sorprendente e davvero unico nel panorama contemporaneo, L’estate che sciolse ogni cosa è un romanzo di una bellezza folgorante che segna l’esordio di una nuova, grande voce letteraria.


https://www.edizionidiatlantide.it/prodotto/lestate-che-sciolse-ogni-cosa-2/



La trama

Ci sono estati che ti entrano sotto la pelle come ricordi eterni. Per il giovane Fielding Bliss quell’estate è il 1984, l’estate che cambierà per sempre la sua esistenza e quella di tutti gli abitanti...



– Straziante –

L’estate che sciolse ogni cosa di Tiffany McDaniel Atlantide è un libro originalissimo e che non credevo mi sarebbe piaciuto. Quando mi avvicino a un romanzo tanto osannato mi trovo sempre in difficoltà perché non so mai quanto le critiche siano sincere e per questo mi sono buttata con i paraocchi nella lettura: il mio giudizio doveva essere senza influenze.


L'estate che sciolse ogni cosa - Tiffany McDaniel - Atlantide edizioniLo dico subito, ho fatto abbastanza fatica. Se l’incipit mi ha incuriosito e fatto innamorare, non è stato così per le pagine seguenti. Ho fatto fatica durante dialoghi e salti temporali ma, sì, c’è un ma, le ultime centocinquanta pagine hanno catturato la mia completa attenzione e mi hanno fatto completamente cambiare idea su L’estate che sciolse ogni cosa perché ho capito soltanto allora che nulla era stato lasciato al caso. Ho capito perché il libro è ambientato nel 1984, l’anno che dà il titolo al capolavoro di George Orwell,  l’anno in cui si scopre l’esistenza dell’HIV, l’anno del caldo anomalo. Ho finalmente compreso perché Autopsy (il mio personaggio preferito e lo è diventato appunto soltanto alla fine) ha invitato il diavolo, perché Fielding vive con il senso di colpa. Insomma, la folgorazione per Tiffany McDaniel non è arrivata immediatamente, forse anche perché la cercavo con una certa insistenza, ma l’ammirazione per la sua storia e per la maniera in cui l’ha narrata sì, anche se ci ho messo qualche pagina in più del normale.


Il caldo arrivò insieme al diavolo. Era l’estate del 1984 il diavolo era stato invitato. Quel caldo torrido, no. C’era da aspettarselo che arrivassero insieme. Dopo tutto, il caldo non è forse il volto del diavolo? E a chi è mai capitato di uscire di casa senza portarselo dietro?


Era un caldo che non si scioglieva soltanto le cose tangibili, come i cubetti di ghiaccio, il cioccolato, i gelati. Ma anche l’intangibile. La paura, la fede, l’ira , e ogni collaudato modello di buon senso. Scioglieva l’esistenza della gente, gettandone il futuro in cima al mucchio di terra sulla pala del becchino.


Avevo tredici anni quando è successo tutto. Un’età che mi vide sopraffatto e trasfigurato dalla vita come mai prima di allora. È passato molto tempo dai miei tredici anni. Se fossi uno che festeggia ancora il proprio compleanno, ci sarebbero ottantaquattro tremolanti candeline accese sulla mia torta, su questa vita e sul suo genio terrificante, la sua inevitabile tragedia, la sua estate di bocche spalancate ad addentare quel piccolo universo cui avevamo dato nome Breathed, Ohio.


E così capiamo subito che la narrazione si snoderà in due tempi. Il Fielding ottantaquattrenne ci racconterà di se stesso tredicenne, del primo incontro con il diavolo che si chiamerà Sal e della sua famiglia.


Autopsy è un avvocato e ha deciso di invitare il diavolo nella sua cittadina tramite una lettera sul giornale. Quel ragazzino tredicenne, nero, dalla salopette sporca dice di essere Satana, Lucifero, l’angelo caduto. Ma il demonio che veste i panni di un ragazzino, rifiutato, additato, stride con l’immaginario comune di noi adulti. Ma non per Fielding che accoglie il coetaneo come un amico e lo porta a casa.


 


Essere il diavolo significava diventare un bersaglio, ma anche possedere qualcosa che un semplice ragazzo non ha. La gente lo guardava, ascoltava quello che diceva. Essere il diavolo lo rendeva importante. Visibile. Non è questa la tragedia più grande? Quando un ragazzo è costretto a essere il diavolo per contare qualcosa?


L'estate che sciolse ogni cosa - Tiffany McDaniel - Atlantide edizioniSal ben presto viene additato dalla comunità di Breathed. Da quando è arrivato accadono cose terribili e il colpevole non può che essere un emarginato.  Quel ragazzo dagli occhi insolitamente verdi ha gettato tragicità sulle vite degli abitanti e per questo deve essere punito.


Sarebbe riduttivo dire che L’estate che sciolse ogni cosa parla della caccia al diverso durante gli anni Ottanta, come se si trattasse di episodi circoscritti. In questo libro in realtà c’è molto di più.  Al di là della persecuzione di Sal, che incarna la condizione di neri, di omosessuali e di chiunque si trovi in una condizione di emarginazione o semplicemente di minoranza, c’è qualcosa di più inquietante. I membri rispettabili di una cittadina qualunque degli USA perdono il senno… senza perderlo. Non sono pazzi esaltati, stanno semplicemente rispondendo a un bisogno: il blackout, la perdita di un bambino, l’incidente di Dresden, tutto deve avere una spiegazione e quella non può che essere la malvagità di Sal. Presto fatto, dietro a quegli occhi verdi non si nasconde più un ragazzino ma il male vero e proprio. E così chi lo difende, come la famiglia Bliss, diventa un nucleo di negrofili.


Ma prima di arrivare alla follia c’è un mondo da scoprire. Tiffany McDaniel ha il raro pregio di conferire ai personaggi unicità e sfumature che li rendono immediatamente riconoscibili e le loro azioni forse ci portano anche un pochino fuori strada, proprio come nella vita reale. Sorridiamo e quasi ci commuove il rapporto che hanno i fratelli Bliss; guardiamo con curiosità e con un pizzico di orrore la vita di Dresden, la ragazzina con una gamba artificiale, rimaniamo scioccati quando assistiamo all’evoluzione di Elohim, il nano che da scorbutico e solitario artigiano si trasforma in predicatore… e con la coda dell’occhio monitoriamo anche i genitori Bliss e quella madre tanto stramba.


L’attenzione maggiore però resta tutta concentrata su Fielding, sui due Fielding. Il ragazzino a cui quell’estate ha rubato l’infanzia e l’uomo pieno di ferite che non riesce a perdonarsi per le azioni passate. Non esiste una macchina per ritornare indietro nel tempo, Fielding può solo rivivere quell’estate carica di rimpianti e noi non possiamo fare a meno di domandarci chi siano i colpevoli e chi le vittime. Questa è la domanda più potente di tutte, questa è la condanna più pesante di tutte.



L’estate che sciolse ogni cosa è…

Straziante. Mi ci è voluto parecchio per entrare in sintonia con l’autrice all’inizio perché flashback, digressioni e tempo presente non vengono separati nettamente e questo un pochino mi ha disturbato anche se mi rendo conto è uno stile che funziona perfettamente per non far distrarre nemmeno un secondo il lettore.  E prima di arrivare alla parte finale ho sentito L’estate che sciolse ogni cosa come un racconto lontano da me… soltanto dopo ho realizzato che l’autrice stava parlando di qualcosa che accade ogni giorno e che sul tavolo stava mettendo degli interrogativi universali e attuali.  Piangerete, so che lo farete perché McDaniel non risparmia proprio nulla, il senso di dramma che si respira nelle prime pagine aumenta ed esplode nel finale. Impossibile non sentirsi toccati, smarriti.


Ci ho messo un po’ a capire che questo è un gran libro, schiava anche del pregiudizio sulla narrativa americana. Consigliato per chi ha voglia di buttarsi in una storia straziante, impegnativa, carica di significato. Non è un racconto che può lasciare indifferenti perché sotto la lente non c’è soltanto l’odio per il diverso – come ho già ribadito -, ma la difficoltà di stabilire un confine tra vittime e carnefici:


Avevo sparato a tutto il male che c’era in lui ma, dannazione, anche a tutto il bene.


https://www.lalettricecontrocorrente.it/recensioni/recensione-lestate-che-sciolse-ogni-cosa-tiffany-mcdaniel/


https://www.linkiesta.it/blog/2019/10/lestate-che-sciolse-ogni-cosa-di-tiffany-mcdaniel-recensione/

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