sabato 2 gennaio 2021

I Versi aurei di Pitagora TESTO GRECO e traduzione italiana a cura di https://www.visionealchemica.com/i-consigli-o-versi-aurei-di-pitagora/

 

 



TESTO  GRECO IN PDF   sta in


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Venera anzitutto gli Dei immortali secondo la legge, e serba il giuramento.

Onora poi i radiosi Eroi divinificati e ai daimoni sotterranei offri, secondo il rito.

Anche i genitori onora e chi a te per sangue sia più vicino.

Degli altri, fatti amico chi per Virtù è il migliore imitandolo nel calmo parlare, nelle azioni utili.

Per lieve colpa, non adirarti con l’amico sinché tu lo possa. Presso il potere vige la necessità.

Queste cose sappi, e queste altre domina: il ventre anzitutto e. così pure sonno, sesso e collera.

Non far cosa che sia turpe in faccia ad altri o a te stesso; ma soprattutto rispetta te stesso.

Poi con le opere e la parola esercita la giustizia.

In ogni cosa, di agir senza riflettere perdi l’abitudine.

Delle ricchezze e degli onori, accetta ora il venire, ora il dipartirsi.

Di quei mali, che per daimonico destino toccano ai mortali, con animo calmo,

senz’ira sopporta la tua parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato: e ricordati che non estremi sono quelli riservati dalla Moira al Saggio.

Buono o cattivo può essere il parlare degli uomini; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga. E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo opponiti.

Ciò che inoltre ora ti dirò, in tutto osservalo: che nessuno, con parole o con atti,

ti porti a dire o a fare cosa che per te non sia il meglio.

Prendi consiglio prima di agire a che non ne seguano effetti funesti.

Fare o dire cose futili e sciocche è da uomo misero; tu, invece, fa cose di cui non abbia a pentirti.

Nulla, dunque, di cui non sappia; scorgi quel che davvero ti è necessario – e felice sarà la tua vita.

Non conviene trascurare la salute del corpo.

Nelle bevande, nel cibo, negli esercizi ginnici serba misura. La misura, dico, che da ogni turbamento ti preserverà.

Abituati ad una vita monda e priva di mollezze e astienti dal far ciò che attira l’invidia.

Non spendere avventatamente, come chi ignora quel che vale, senza però essere gretto:

la misura in ogni cosa è la perfezione.

Fa dunque quel che non ti nuocerà, riflettendo bene prima di agire.


Dalla dolcezza del sonno sorgendo fissa con cura tutto ciò che nella giornata farai, e [a sera] i tuoi occhi, ancorché stanchi, non accolgano il sonno senza esserti prima chiesto quel che facesti: Dove son stato? Che cosa ho fatto? Che cosa ho omesso di quel che avrei dovuto fare? Cominciando dalla prima azione fino all’ ultima, e di nuovo tornandovi.

Se hai compiuto cose, spregevoli, correggiti; se hai rettamente agito rallegrati.

Queste cose sforzati di fare, a queste cose applicati, con fervore.

Ed esse ti metteranno sulla via della virtù divina. Sì, per colui che nella nostra anima trasfuse la Tetrade, fonte perenne della natura!


Inizia dunque l’opera, ma prima gli Dèi invoca, a che te la portino a compimento.

Da tutto ciò reso forte, degli Dèi immortali e degli uomini mortali conoscerai l’essenza

e come ogni cosa si svolge e giunge al termine.

Conoscerai anche come sia legge una Natura uguale a sè stessa in tutte le cose.

Così non avrai vani desideri, e nulla ti resterà celato. Saprai che gli uomini soffrono mali da loro stessi scelti. infelici che, avendolo vicino, il bene non vedono né intendono! Pochi conoscono il modo di liberarsi dai mali: a tal segno la Moira offusca la mente dei mortali!

Come trottole qua e là sono sospinti tra urti senza fine.

Funesta loro compagna, una congenita, inconscia irosità li mena a rovina,

irosità alla quale conviene tu non dia esca, né che ad essa resista, ma che devi scansare. Zeus padre, da tanti mali libereresti certamente gli uomini se rivelassi loro quale sia il loro vero daimone!

Ma tu confida, perchè divina è la razza di quei mortali cui la sacra natura manifestandosi parla. Se in te v’ è alcunchè di quella razza, riuscirai in ciò a cui ti esorto. Avendo risanata la tua anima da quei mali la libererai.

Astienti però dai cibi di cui ti dissi. E abbi intelletto, e nelle purgazioni, e nella liberazione dell’anima.Ogni cosa osserva, distingui e valuta, l’intelletto dall’alto eleggendo per guida adeguata. Allora, lasciato il corpo, salirai al libero etere.

Sarai un dio immortale, incorruttibile, invulnerabile.



Nota:

https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=15541


La tetraktýs (dal greco τετρακτúς, più comunemente traslitterato tetraktys o anche tetraktistetractystetractis) o numero quaternario rappresentava per ipitagorici la successione aritmetica dei primi quattro numeri naturali (o più precisamente numeri interi positivi), un «quartetto» che geometricamente «si poteva disporre nella forma di un triangolo equilatero di lato quattro», ossia in modo da formare una piramide che sintetizza il rapporto fondamentale fra le prime quattro cifre e ladecade: 1+2+3+4=10. «A dimostrazione dell'importanza che il simbolo aveva per Pitagora [c. 575 a.C. - c. 495 a.C.], la scuola portava questo nome e i suoi discepoli prestavano giuramento sulla tetraktys

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