sabato 25 giugno 2022

Citazioni "un po' così" tra follia e fiaba iniziatica. ( seconda parte. 25 giugno 2022)

 

La prima parte sta in 

https://lapocrifo.blogspot.com/2022/06/citazioni-un-po-cosi-tra-follia-e-fiaba.html





Aveva imparato che i sogni non erano altro che lontani, seducenti castelli in aria, che nessun desiderio al mondo poteva far scendere sulla terra. E se vi si abbandonava, lo faceva con inquietudine e malgrado il biasimo di una voce interna che non cessava di rimproverarle di essere come l'alcolizzato, che sa che la sua passione è la sua rovina e che ogni nuova ubriacatura sottrae forze al suo debole organismo per aumentare invece quelle della sua intemperanza; la voce però l'ammoniva invano, perché vivere sobri, senza il vizio radioso dei sogni, era come non vivere: la vita non aveva altro valore che quello che le davano i sogni.

Identificata una particella che esiste solamente per un miliardesimo di miliardesimo di secondo- 23 Giugno 2022




Un team di scienziati dell’Università Statale dell’Iowa ha confermato l’esistenza, fino ad ora sempre ipotizzata, di una particolare particella. James Vary, docente di fisica e astronomia, aveva per primo ipotizzato l’esistenza del tetraneutrone, una particella con una vita brevissima, un miliardesimo di miliardesimo di secondo. La scoperta sperimentale appena annunciata di un tetraneutrone apre le porte a nuove ricerche e potrebbe portare a una migliore comprensione di come l’universo si sia formato.


https://www.scienzenotizie.it/2022/06/23/identificata-una-particella-che-esiste-solamente-per-un-miliardesimo-di-miliardesimo-di-secondo-4556726?fbclid=IwAR0n71YHPGmibjvQv-Zd1BP2KnseQ_Y3T7WH_VCR-ILow7Nnpf4tU1dqQfc



Storia di una Strega.  

Non aver fretta, e non aver paura.

Scegli quello che ti sembra giusto, ma, ogni tanto, quando puoi, anche quello che ti fa felice.

Se non ti vengono le parole, lascia che siano i tuoi occhi a parlare. E impara a leggere gli occhi degli altri, impara a capire quel che non ti dicono.

Ascolta il silenzio, fagli tutte le domande più scomode che ti vengono in mente. Non lasciarti fermare dalla paura per fare le cose che devono essere fatte.

Scappa quando devi, fermati quando puoi: c'è un momento per seminare e un momento per raccogliere - impara a distinguerli, impara ad assaporare entrambi. 

Ascolta il tuo corpo e rispettalo: riposati quando te lo chiede, mangia quando hai fame e ogni tanto ubriacati - di vino, di amore o di qualche sogno. Cammina da sola su una spiaggia o in mezzo ad un bosco, piangi se ne hai voglia - ma cerca sempre di ridere di più. 

Lascia correre ma non dimenticare: pretendi rispetto ma domandati se anche tu lo porti. Impara ciò che ogni botta ha da insegnarti ma non accettare le ingiustizie. 

E ricorda sempre che ciò che ti rende strana o diversa non è necessariamente una debolezza. 

(Catherine Black)


https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02NxU3LKFC8GPb4FhJoVHEN9nLSRJRshePDhDgqHv8msz3qiPKpXpi6uk5DqiPnVqbl&id=564857406994010



Due Coglioni, in nome e per conto di un’umanità di affini, esprimono il proprio "scoglionamento" su questioni ordinarie e si interrogano, da par loro, sui massimi sistemi.

Dall’uno al molteplice, da Platone a Rino Gaetano, dal misurabile all’immenso, per arrivare a comprendere che nella vita ci vogliono almeno tre C: Coglioni, Culo e una terza, a scelta. Noi ci mettiamo il Cuore, perché siamo Due Coglioni.

Un piccolo saggio di filosofia di vita da leggere
Un piccolo saggio di filosofia di vita (in versione eBook - formato ePub), irriverente e divertente, mai volgare, anzi di assoluta piacevolezza e levità, in cui ogni pagina offre spunti di riflessione su temi di ordinaria e universale quotidianità. Riesce difficile attribuire a uno dei due autori la palma di “migliore”, tanto perfetta è la fusione tra il tratto essenziale e godibile di Gerry Turano e la descrizione concisa, ilare e filosoficamente ineccepibile di Francesca Romana Mormile. Il tutto condito da titoli d’Autore che stimolano il desiderio di raggiungere subito l’ultimo rigo di ogni pagina, e lasciano il desiderio di tornare a rileggerla per goderne ancora. 


https://www.darioflaccovio.it/ebook/1220-due-coglioni-prontuario-di-etica-del-cazzeggio.html



Unicorno in grembo a una vergine

http://enluminures.fr/portfolio/licorne-vierge-enluminure/




Di Emil Cioran 




Casa di Patti Smith a Rockaway beach.




“Il sogno di Dante” ( titolo completo dell’opera: Dante’s Dream at the Time of the Death of Beatrice) è un dipinto (olio su tela, cm 216 × 312,4) realizzato nel 1871 dal pittore e poeta britannico, tra i fondatori del movimento artistico dei Preraffaelliti, Dante Gabriel Rossetti, ed attualmente conservato presso la Walker Art Gallery, di Liverpool, nel Merseyside, in Inghilterra.




venerdì 24 giugno 2022

Citazioni "un po' così" tra follia e fiaba iniziatica. (prima parte. 24 giugno 2022)

Sulla simbologia sacra del mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto



Iscritto nel piano della chiesa, il corpo di Cristo è come ‘inchiodato’ alla croce degli assi del cielo: la sua testa riposa a Est, i suoi piedi sono disposti a Ovest, e le sue braccia si stendono verso il Nord e il Sud. La corrispondenza fra la croce cardinale e la croce della Passione viene attestata dalla tradizione. Secondo i Padri della Chiesa Girolamo e Basilio, la croce degli assi celesti è la prefigurazione, nel cosmo, della croce del martirio alla quale fu inchiodato il Salvatore. »



https://axismundi.blog/2019/02/27/sulla-simbologia-sacra-del-mosaico-pavimentale-della-cattedrale-di-otranto/?fbclid=IwAR0qZVSQ_aosTTSB454VRu12ceKCsZqdC3eHsN3ugPI_HVAYaG8qNQm9Mjs



antica iscrizione iraniana: Una pietra che può trovare posto in un muro non rimarrà mai inutilizzata.

https://www.expartibus.it/dalla-pietra-grezza-alla-pietra-levigata/


dopo Terzia non viene Quadranzia...









Aurummedievalis
KING DAVID PLAYING THE HARP .
FRENCH circa 1277-1286

Bushido - La via del Samurai

Per quanto riguarda le battaglie, quando si presentano poco impegnative, dovremmo mettere gli altri in prima fila. Ma nelle situazioni difficili, anche se di cento volte più critiche, dovremmo essere risoluti ad agire in prima persona.
Shiba Yoshimasa


SIMBOLISMO DELLE BIFORE NELLE CHIESE MEDIEVALI


La bifora, finestra a due aperture separate sorrette da un sostegno verticale centrale, è presente in innumerevoli strutture di epoca medioevale. Al centro della struttura il simbolo della Croce del Calvario evoca il Cristo e il Segno del Figlio dell’Uomo che apparirà in cielo alla fine dei tempi.


Numerose le protomi leonine connesse al Cristo “leone di resurrezione”, le ruote a sei raggi in analogia con il chrisma, l’iconografia di Giano con protomi umane che indicano le diverse età e richiamano il Cristo “che fu, che è e che viene”.


Ulteriori simboli, nella loro varietà, sono connessi al tema della “porta” (“Io sono la porta”, Gv. 10,7-9), al tema mistico delle “porte celesti”, al tema del “due in uno”, della molteplicità che si fonde nell’unità ed evidenziano il rapporto tra la dimensione terrena degli uomini e quella celeste della divinità.




Il popolo dei Rom (gli Zingari), con il suo peregrinare dall'Asia all'Europa, ha tramandato e diffuso una grande tradizione magica legata ai problemi e alle condizioni della vita quotidiana. Nella Magia degli Zingari Leland ci permette di entrare nel fantastico universo degli Zingari e ci offre un vasto panorama della loro tradizione magica anche nelle sue applicazioni pratiche, nelle opere segrete, nelle evocazioni di spiriti semplici, angeli e demoni: incantamenti, fatture, scongiuri, operazioni, formule magiche, ricette contro la mala sorte e il malocchio sono presentate al lettore in modo suggestivo, chiaro e comprensibile. 


The Summer Solstice.

Painting by William Blake: Oberon, Titania and Puck with Fairies Dancing


Joyous Midsummer, Northern Hemisphere folks! 
“Oh, do not tell the Priest our plight,
  Or he would call it a sin;
But--we have been out in the woods all night,
  A-conjuring Summer in!
And we bring you news by word of mouth-
  Good news for cattle and corn--
Now is the Sun come up from the South,
  With Oak, and Ash, and Thorn!”

-R. Kipling

Gioiosa mezza estate, gente dell'emisfero settentrionale! 
"Oh, non dite al sacerdote la nostra situazione,
  o la chiamerebbe peccato;
Ma... siamo stati fuori nei boschi tutta la notte,
  a immaginare l'estate!
E vi portiamo notizie a voce...
  Buone notizie per il bestiame e il grano.
Ora il sole è sorto dal sud,
  con querce, frassini e spine!".



martedì 14 giugno 2022

Claudio Cerasa(direttore del Foglio ) “UNA MAGISTRATURA CON TROPPO POTERE È UN PROBLEMA PER LA DEMOCRAZIA”






Indipendentemente dal raggiungimento del quorum e quindi dall’esito del referendum, perché secondo te il sistema giudiziario ha bisogno di una riforma? Qual è l’urgenza più impellente?

Il sistema giudiziario ha bisogno sicuramente di riforme capaci di far diminuire il peso delle correnti della magistratura, riforme che possano permettere al potere legislativo di non essere costantemente ostaggio del potere giudiziario. Il sistema ha quindi bisogno di avere una vera separazione dei poteri, di avere riforme che non permettano ad un magistrato di indagare chiunque sulla base di teoremi e non di prove. Giovanni Falcone diceva che la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità ma è l’anticamera del khomeinismo. Questo è ciò che dovrebbe cambiare. Questo è ciò che dovrebbe essere cambiato. Questo è ciò che dovrebbe essere insegnato alle nuove generazioni. Perché prima ancora delle riforme il punto vero è questo: in Italia ci dovrebbe essere una grande svolta culturale che dovrebbe venire dall’interno della magistratura, le riforme sono sicuramente importanti per gli equilibri del sistema, ma se non saranno i magistrati a capire quali sono i limiti che loro stessi devono porsi, senza capire che è un problema per la democrazia avere una magistratura che ha troppo potere, che non si sa autocontrollare e che vede qualsiasi valutazione esterna come lesa maestà, senza capire tutto questo il nostro Paese, dal punto di vista giudiziario, è completamente fottuto. Un elemento di ottimismo però c’è. Non tanto nel referendum, dove il problema, rispetto ai quesiti sulla giustizia, non è stato un complotto organizzato contro il referendum, ma è stato l’autocomplotto organizzato dalla Salvini e Associati, perché la Lega, come ha ricordato lunedì l’avvocato Gian Domenico Caiazza, non ha mai nemmeno depositato le firme raccolte, perdendo così il diritto alle tribune referendari e perché la stessa Lega che, nei giorni pari si presenta come garantista, nei giorni dispari invita a buttare le chiavi di chi si trova in carcere. L’ottimismo non è qui, ma è in un piccolo dettaglio sfuggito a molti: quando l’Anm, qualche settimana fa, ha convocato lo sciopero generale dopo tanti anni, solamente il 48% degli iscritti ha scelto di aderire. Una percentuale infinitamente più bassa rispetto all’85 per cento delle adesioni raccolto 12 anni fa, ai tempi dell’ultimo sciopero generale.


https://www.glistatigenerali.com/editoria_societa-societa/cerasa-una-magistratura-con-troppo-potere-e-un-problema-per-la-democrazia/

domenica 5 giugno 2022

Dag Hammarskjöld---Tracce di cammino[






Noto per la sue straordinarie qualità diplomatiche, che lo hanno portato nel 1953 a diventare (un po' a sorpresa) Segretario generale dell'Onu, Dag Hammarskjöld risulta da questo diario, che ha suscitato all'atto della pubblicazione peraltro postuma enorme scalpore, una personalità dotata di una fede profonda che sfocia in una autentica tensione "mistica". Proveniente da una famiglia aristocratica svedese, Hammarskjöld ha occupato nella sua nazione ruoli di primo piano nell'ambito della vita economicofinanziaria e politica, rivelandosi un grande servitore dello Stato dotato di altissimo senso morale. La sua attività presso le Nazioni Unite è stata contrassegnata da un impegno singolare e disinteressato per lo sviluppo dei popoli e per la pace, al punto che nel 1961, l'anno della sua morte avvenuta in circostanze misteriose un incidente aereo la cui causa è tuttora oscura nel corso di una missione in Congo gli venne assegnato il premio Nobel per la pace "alla memoria". Un politico e un diplomatico di grande respiro, dunque. Ma, al di là di queste innegabili doti che facevano di lui un personaggio affascinante, ciò che emerge da questa raccolta di pensieri, che ricoprono un arco temporale piuttosto ampio dal 1925 al 1961 e che costituiscono, come si è detto, una sorta di diario, è lo spessore spirituale di un uomo, che non ha mai smesso di coltivare, anche in contesti difficili e dispersivi, la propria vita interiore. Rifacendosi alla lezione dei grandi mistici medioevali e all'imitazione di Cristo, il testo da lui più citato e che portava sempre con sé, Hammarskjöld ci aiuta a penetrare nel vivo dell'esperienza religiosa, che è esperienza di Dio nel profondo di sé, è il sentirsi abitati da Lui, e l'abbandonarsi di conseguenza con fiducia al Suo volere.


Ma egli ci ricorda, nello stesso tempo, che la possibilità di vivere tale esperienza è strettamente dipendente dalla capacità che abbiamo di entrare in noi stessi, di compiere quel viaggio nelle profondità dell'anima che ci mette in condizione di scoprire la nostra identità e di aderire alla nostra vocazione. Ci ricorda, in una parola, che l'incontro con Dio implica la coltivazione di una esperienza di solitudine, che, lungi dall'isolarci dagli altri, ci mette nella condizione di coglierne i veri bisogni e di condividerne le più nobili aspirazioni. Dì qui nasce l'impegno nei confronti della comunità umana che ha contraddistinto l'attività quotidiana di Hammarskjöld. Un impegno che si è tradotto nell'assunzione dell'atteggiamento evangelico del servizio il supporto teorico è l'etica di Albert Schweitzer alla quale egli fa sovente riferimento e che aveva la sua sorgente nella rinuncia alla ricerca del successo personale per mettere al centro il bene degli altri, in particolare di coloro che vivono singoli o popoli in condizione di precarietà e di marginalità sociale: "Esiste veramente solo ciò che è di altri scrive Hammarskjold nel suo diario perché soltanto quel che hai donato sia pure nella gratitudine del ricevere si innalzerà dal nulla che un giorno sarà la tua vita" (p. 58).

°°°

Muore nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1961 in un incidente aereo – le cui cause non saranno mai del tutto chiarite – a Ndola (nell'attuale Zambia) nel corso di una missione per risolvere la crisi congolese. L'ipotesi di un possibile attentato al suo aereo, pur non essendo dimostrabile, non è mai stata dissipata.

In quell'anno gli verrà attribuito il Premio Nobel per la Pace alla memoria, "in segno di gratitudine – come dirà la motivazione del Comitato per il Nobel – per tutto quello che ha fatto, per quello che ha ottenuto, per l'ideale per il quale ha combattuto: creare pace e magnanimità tra le nazioni e gli uomini".

l giorno dopo l'incidente l'ex presidente degli Stati Uniti Harry Truman dichiarò alla stampa che Hammarskjöld: "Era sul punto di ottenere qualcosa quando l'hanno ucciso. Notate che ho detto 'quando l'hanno ucciso'." Truman si è sempre rifiutato di fornire ulteriori dettagli o di tornare sull'argomento, ma le sue parole hanno dato adito a sospetti e ricostruzioni alternative per anni.

Le circostanze della sua morte non sono mai state ufficialmente chiarite, ma i dubbi sono ormai radicati nel pensiero di molti storici:

«E ora, dopo quarant'anni, nelle pagine molto interne dei giornali, leggiamo quello che abbiamo sempre saputo: che l'Union Minière condannò a morte (per "incidente aereo") anche Hammarskjöld, il segretario generale dell'ONU, colpevole di opporsi alla secessione del Katanga, preda avita dell'Union Minière» (Luciano Canfora-  Critica della retorica democratica, 2002)
Durante la lavorazione del documentario Cold Case Hammarskjöld del danese Mads Brügger sarebbero emersi nuovi indizi che punterebbero verso un pilota belga, all'epoca al servizio dei ribelli separatisti, su cui già a suo tempo erano circolate voci di un possibile coinvolgimento

***

„Una fiaba da raccontare: quella di una corona che era talmente pesante da poter essere portata solo da chi fosse completamente dimentico del suo splendore.“

Fonte: https://le-citazioni.it/frasi/1545774-dag-hammarskjold-una-fiaba-da-raccontare-quella-di-una-corona-che/

„Nel nostro tempo la via della santità passa necessariamente attraverso l'azione

Abusare della parola equivale a disprezzare l'essere umano. Mina i ponti, avvelena le fonti.


„Solo la mano che cancella può scrivere la verità.“



Non possiamo permetterci di dimenticare nemmeno l'esperienza più penosa.“

Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto




domenica 22 maggio 2022

Milan Kundera un Occidente prigioniero




RISVOLTO

Nel giugno del 1967, poco dopo la lettera aperta di Solženicyn sulla censura nell’Urss, si tiene in Ceco­slovacchia il IV Congresso dell’Unione degli scritto­ri. Un congresso diverso da tutti i precedenti – me­morabile. Ad aprire i lavori, con un discorso di un’audacia limpida e pacata, è Milan Kundera, allo­ra già autore di successo. Se si guarda al destino della giovane nazione ceca, e più in generale delle «piccole nazioni», appare evidente – dichiara Kundera – che la sopravvivenza di un popolo dipende dalla forza dei suoi valori culturali. Il che esige il rifiuto di qualsiasi interferenza da parte dei «vandali», gli ideologi del regime. La rottura fra scrittori e potere è consumata, e la Primavera di Praga confermerà sino a che punto la rinascita delle arti, della letteratura, del cinema a­vesse accelerato il disfacimento della struttura poli­tica. A questo discorso, che segna un’epoca, si ricol­lega un intervento del 1983, destinato a «rimodella­re la mappa mentale dell’Europa» prima del 1989. Con una veemenza che il nitore argomentativo non riesce a occultare, Kundera accusa l’Occidente di ave­re assistito inerte alla sparizione del suo estremo lem­bo, essenziale crogiolo culturale. Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, che all’Europa appartengono a tut­ti gli effetti, e che fra il 1956 e il 1970 hanno dato vita a grandiose rivolte, sorrette dal «connubio di cultura e vita, creazione e popolo», non sono infatti agli oc­chi dell’Occidente che una parte del blocco sovieti­co. Una «visione centroeuropea del mondo», quella qui proposta, che oggi appare ancora più preziosa e illuminante.

Premesse di Jacques Rupnik e Pierre Nora.
Traduzione di Giorgio Pinotti.

***

Con premesse di Jacques Rupnik e Pierre Nora, dal libro viene fuori una "visione centroeuropea del mondo" che oggi appare ancora più preziosa e illuminante.
    E dal 12 maggio, per la prima volta, Adelphi rende disponibili in ebook tutti i titoli di Kundera del catalogo, 17 in totale.
    Nel libro - che sarà presentato l'11 maggio alle 18.30, in anteprima alla Feltrinelli di Piazza Piemonte a Milano e il 14 maggio alle 11.30 al festival vicino/lontano a Udine, dove sarà presente Jacques Rupnik - sono raccolti due discorsi di Kundera: 'La letteratura e le piccole nazioni' del 1967, presentato con la premessa di Rupnik e 'Un occidente prigioniero o la tragedia dell'Europa centrale' del 1983, con la premessa di Nora. Nel giugno del 1967, poco dopo la lettera aperta di Solženicyn sulla censura nell'Urss, si tiene in Cecoslovacchia il IV Congresso dell'Unione degli scrittori. Ad aprire i lavori, con un discorso di un'audacia limpida e pacata, è Milan Kundera, allora già autore di successo. "Se si guarda al destino della giovane nazione ceca, e più in generale delle 'piccole nazioni', appare evidente - dichiara Kundera - che la sopravvivenza di un popolo dipende dalla forza dei suoi valori culturali. Il che esige il rifiuto di qualsiasi interferenza da parte dei 'vandali', gli ideologi del regime". La rottura fra scrittori e potere è consumata e lo confermerà la Primavera di Praga.
    A questo discorso, che segna un'epoca, si ricollega un intervento del 1983, destinato a "rimodellare la mappa mentale dell'Europa" prima del 1989. Con veemenza Kundera accusa l'Occidente di avere assistito inerte alla sparizione del suo estremo lembo. Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, che all'Europa appartengono a tutti gli effetti, e che fra il 1956 e il 1970 hanno dato vita a grandiose rivolte, sorrette dal "connubio di cultura e vita, creazione e popolo", non sono infatti agli occhi dell'Occidente che una parte del blocco sovietico.
    "Nel settembre del 1956, il direttore dell'agenzia di stampa ungherese, pochi minuti prima che il suo ufficio venisse distrutto dall'artiglieria, trasmise al mondo intero per telex un disperato messaggio sull'offensiva che quel mattino i russi avevano scatenato contro Budapest. Il dispaccio finisce con queste parole: 'Moriremo per l'Ungheria e per l'Europa'" viene ricordato.
    Un Occidente prigioniero è apparso per la prima volta in Francia nel 2021. (ANSA).


* * *

Segnaliamo con piacere questo volumetto di Milan Kundera intitolato “Un Occidente prigioniero” ed edito da Adelphi con premesse di Jacques Rupnik e Pierre Nora (traduzione di Giorgio Pinotti). Il sottotitolo ha una valenza molto significativa: “O la tragedia dell’Europa centrale”.
«Ci sono congressi di scrittori più importanti, o comunque più memorabili, dei congressi del Partito», scrive Jacques Rupnik nella sua premessa. «Questi ultimi, nella Cecoslovacchia comunista, si susseguivano tutti uguali, mentre i congressi di scrittori potevano essere imprevedibili e talvolta forieri di radicali cambiamenti nei rapporti fra il potere e la società.
Ci sono poi discorsi congressuali che segnano un’epoca e che, riletti oggi, mantengono intatto tutto il loro signicato. Subito pensiamo a quello contro la censura pronunciato a Mosca, nel maggio 1967, da Solženicyn, e alla bella canzone di Guy Béart che ha ispirato: « Il poeta ha detto la verità, deve essere giustiziato »… Meno noti sono i sorprendenti discorsi tenuti a Praga, un mese dopo, al Congresso degli scrittori, a cominciare da quello di Milan Kundera.
All’epoca Milan Kundera è uno scrittore di successo, grazie alla pièce Majitelé klíÉu˚ (I proprietari delle chiavi, 1962), ai racconti Amori ridicoli (1963 e 1965) e soprattutto al romanzo Lo scherzo, del 1967 (e dunque coevo al Congresso degli scrittori), che raffigura e chiude un’epoca – e resta associato, per i lettori cechi ma non solo, alla primavera del 1968».
Siamo dunque nel giugno del 1967, poco dopo la lettera aperta di Solženicyn sulla censura nell’Urss; e in Ceco­slovacchia si tiene il IV Congresso dell’Unione degli scritto­ri. Un congresso diverso da tutti i precedenti – me­morabile. Ad aprire i lavori, con un discorso di un’audacia limpida e pacata, è Milan Kundera, allo­ra già autore di successo. Se si guarda al destino della giovane nazione ceca, e più in generale delle «piccole nazioni», appare evidente – dichiara Kundera – che la sopravvivenza di un popolo dipende dalla forza dei suoi valori culturali. Il che esige il rifiuto di qualsiasi interferenza da parte dei «vandali», gli ideologi del regime. La rottura fra scrittori e potere è consumata, e la Primavera di Praga confermerà sino a che punto la rinascita delle arti, della letteratura, del cinema a­vesse accelerato il disfacimento della struttura poli­tica. A questo discorso, che segna un’epoca, si ricol­lega un intervento del 1983, destinato a «rimodella­re la mappa mentale dell’Europa» prima del 1989. Con una veemenza che il nitore argomentativo non riesce a occultare, Kundera accusa l’Occidente di ave­re assistito inerte alla sparizione del suo estremo lem­bo, essenziale crogiolo culturale. Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia, che all’Europa appartengono a tut­ti gli effetti, e che fra il 1956 e il 1970 hanno dato vita a grandiose rivolte, sorrette dal «connubio di cultura e vita, creazione e popolo», non sono infatti agli oc­chi dell’Occidente che una parte del blocco sovieti­co. Una «visione centroeuropea del mondo», quella qui proposta, che oggi appare ancora più preziosa e illuminante


https://letteratitudinenews.wordpress.com/2022/05/16/un-occidente-prigioniero-di-milan-kundera-adelphi/


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Adelphi manda in libreria in questi giorni L’Occidente prigioniero, due testi inediti e profetici scritti da Kundera nel 1967 e nel 1983 e che ci fa piacere leggere oggi che l’Europa e l’Occidente stanno morendo nel cuore delle persone.

Due scritti illuminanti che alla luce del conflitto russo –ucraino propongono una mappa mentale e culturale dell’Europa.

Nel 1967 Kundera interviene al congresso degli scrittori cecoslovacchi con discorso limpido e preciso in cui la cultura come destino diviene il nucleo di un libero pensiero di cui ha bisogno la sua nazione soggiogata dal comunismo che aveva brutalmente violentato l’amore per l’umanità e imposto con l’ideologia la crudeltà nei confronti degli uomini, l’amore per la verità in delazione.

Kundera sostiene che la libertà del suo popolo dipende dal destino della letteratura ceca.

«La sopravvivenza del nostro popolo è responsabilità che ricade soprattutto sugli scrittori cechi, e ancor oggi, giacché dalla qualità delle letteratura ceca, dalla sua grandezza o angustia, dal suo coraggio o dalla sua viltà, dal suo provincialismo o dalla sua portata universale tale sopravvivenza dipende in larga misura».

Affrancare la cultura dall’influenza del potere, questa è la vera rivoluzione per Kundera che acquisisce una dimensione politica. Una considerazione che aglio occhi degli ideologi censori (che lo scrittore definisce vandali) che viene vista come un’eresia da sopprimere.

L’esistenza della nazione dipende dal progresso della cultura e ha come condizione la libertà da qualsiasi ideologia.

L’Occidente senza cultura è destinato a perire.  È forte l’atto di accusa dello scrittore boemo.

Nel secondo testo pubblicato nel volume di Adelphi Kundera con veemenza parla delle piccole nazioni dell’Europa centrale e rivendica la loro appartenenza culturale all’Occidente, colpevole di aver assistito inerte alla spartizione del suo estremo lembo e di non aver considerato la sua identità culturale.

Per Kundera l’Europa centrale non è uno Stato, ma una cultura e un destino.

Davanti all’imperialismo russo, le rivolte centroeuropee furono sorrette da un «connubio di cultura e vita, creazione e popolo».

Il senso profondo della loro resistenza, scrive Kundera, è la difesa di un’identità; o, in altre parole, la difesa della loro occidentalità.

Kundera denuncia l’Occidente prigioniero della sua miopia e scrive nel 1983 che l’Europa centrale deve opporsi alla forza schiacciante del suo grande vicino e insieme anche alla forza immateriale del tempo che lascia irrimediabilmente dietro di sé l’Europa della cultura, l’Europa come valore.

Quel 1983 e le analisi profetiche di Kundera sono partenti stretti di quello che sta accadendo a Est del mondo europeo in questo tragico 2022.

https://www.gliamantideilibri.it/un-occidente-prigioniero-milan-kundera/


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Il pensiero di Kundera ruota con insistenza sul primato della cultura dell'Occidente. E l'opzione occidentale della cultura ceca da Haek a Hrabal e allo stesso Kundera- conferma la sua straordinaria forza per la rinascita della nazione ceca, che ancora nel 1848 veniva contestata perfino da Friedrich Engels, il cofondatore del marxismo. Allora i cechi erano un popolo senza cultura, che doveva appoggiarsi alla lingua culturale tedesca per qualsiasi comunicazione che non fosse di mera quotidianità. Fu un'epopea straordinaria quella che fece risorgere l'identità culturale ceca come dimostra l'opera del primo presidente della repubblica cecoslovacca, Tomá Marasyk che inventò il lessico filosofico ceco. Fenomeni analoghi avvennero nella cultura ungherese, rumena, polacca. Anche per l'Ucraina la letteratura costituì il momento cruciale della riconsacrazione dell'identità nazionale. Ci fu un diffuso riconoscimento popolare per l'azione degli intellettuali tanto che l'importante città di Stanislaw venne rinominata Iwano-Frankiwsk in onore dello scrittore Iwan Franko (1856-1916), assertore dell'identità linguistico e culturale ucraina.


Per le nazioni centro-orientali il pericolo russo coincide(va) con la stessa sopravvivenza. Kundera descrive la strategia dell'imperialismo russo riflettendo sul soffocamento della Primavera di Praga del 68 con i soliti carrarmati (che oggi hanno aggiunto la ferale Z): «Anzitutto venne distrutto il centro dell'opposizione; poi venne minata l'identità della nazione in modo che potesse essere più facilmente fagocitata dalla civiltà russa; infine venne bruscamente interrotta l'epoca dei Tempi moderni, cioè l'epoca in cui la cultura rappresentava ancora la realizzazione dei valori supremi». Quella stagione del socialismo dal volto umano era iniziata nel 1963 con la conferenza su Kafka nel Castello di Liblice con un memorabile intervento di Eduard Goldstücker, che divenne uno dei protagonisti della Primavera accanto a Dubek. Ma fu subito autunno con l'invasione sovietica e dei paesi fratelli. L'Europa Occidentale protestò assai civilmente, sicché si comprende l'amarezza di Kundera. Per lui l'Europa aveva perso se stessa, aveva perso l'audacia spirituale di quei suoi Tempi moderni fondati sull'individuo «che pensa e dubita». E la Russia rimane immutata o quasi.


....quando l'Europa non era «un fenomeno geografico, ma una nozione spirituale, sinonimo di Occidente», mentre si assiste alla «perdita irrimediabile» della sua cultura. Quella cultura, che è stata per secoli l'orgoglio dell'Europa, è ora sostituita e non solo da noi- da mediocri talk show televisivi. Una decadenza che Kundera condannava già nel 1983 a Parigi, dove era emigrato, presagendo il progressivo deterioramento intellettuale: «Negli ambienti colti, a cena si discute di trasmissioni televisive e non di riviste. La cultura, infatti ha già ceduto il suo posto. Quella scomparsa, che a Praga vivemmo come una catastrofe, uno choc, una tragedia, viene vissuta a Parigi come qualcosa di banale e insignificante, a stento visibile, come un non-evento».


https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/occidente-prigioniero-propria-ignoranza-e-russia-si-fa-2032892.html

giovedì 19 maggio 2022

La grande arte di invecchiare di Anselm Grün





Descrizione


La nostra società ha bisogno di sviluppare una nuova sensibilità verso la saggezza e il significato della vecchiaia, rivalutata come un bene prezioso. L'uomo invecchia spontaneamente, per legge di natura, ma il "modo" dipende da ogni singolo individuo. È davvero una grande arte quella di invecchiare nella maniera migliore. Un'arte con tutti i suoi segreti, che come ogni altro settore dell'attività umana non giunge a perfezione da sé, ma richiede costante esercizio e applicazione: accettare se stessi, l'esercizio del distacco, il rilassamento, la pazienza, la riconoscenza, l'ansia e la depressione, il silenzio, il superamento di sé, prendere confidenza con l'idea del morire, sono solo alcuni dei temi che il grande maestro, monaco e psicanalista, Anselm Grün svolge in questo libro.


https://web.archive.org/web/20190819061600/http://www.anselm-gruen.de/


PROFILO TEOLOGICO DI ANSELM GRÜN

https://www.queriniana.it/blog/profilo-teologico-di-anselm-grun-271

lunedì 18 aprile 2022

Elena Visconti--IL TRIONFO DEI NOTRAX




https://elenavisconti.wordpress.com/2021/12/13/il-trionfo-dei-notrax/

IL TRIONFO DEI NOTRAX


La prima casa crollò il 3 Marzo del 2022. Era una palazzina nuova, un edificio in cemento armato nella periferia di Napoli, 29 morti. 


La notizia campeggiò sulle prime pagine di tutti i quotidiani e subito sui social si cercò il colpevole: per alcuni era l’avaro costruttore o, più in generale, l’avidità del capitalismo, per altri era l’astrusa difficoltà delle norme per costruire, appena varate. 


Il dibattito durò poco, perché il 15 marzo si sbriciolò una casa di riposo a Roma, 128 morti. La relazione tra i due eventi fu registrata da tutta la stampa e soprattutto dal governo. La mattina del 18 Marzo fu istituita una task force per indagare lo stato del calcestruzzo delle costruzioni italiane del centro sud e una commissione parlamentare sulla responsabilità delle imprese edili e dei progettisti nei crolli. La sera stessa implosero un ospedale a Lione, un centro commerciale in Baviera e una villa in Sicilia: 1232 morti in tutto. Tutti gli edifici avevano la struttura in calcestruzzo armato. 


Alla fine di Marzo era chiaro che il calcestruzzo cedeva, in tutto il mondo. Gli edifici si polverizzavano ovunque e senza una logica apparente. In Europa crollavano in media 17,8 edifici al giorno, dei quali 2,7 in Germania, 3,1 in Francia e 5 in Italia, e i numeri andavano aumentando. Era il terrore. 


La risposta delle istituzioni però fu immediata: fu nominato un comitato tecnico scientifico, composto da architetti e da ingegneri, per consigliare il governo sul da farsi. Ma il CTS, pur composto da luminari della materia, pur aggiornato sul dibattito internazionale del mondo scientifico sui misteriosi crolli, pur con tutta la buona volontà, brancolava nel buio, come tutti.


Uno degli architetti ebbe un’idea: chiedere a chiunque ne avesse la possibilità, di demolire l’intonaco della propria casa in prossimità delle travi, per scoprire se ci fossero fessurazioni nel calcestruzzo armato. Inaspettatamente molti seguirono l’appello dell’architetto, in un clima festoso di concordia generale ritrovata, cantando l’inno nazionale.


E le fessurazioni furono trovate. Una percentuale delle travi scoperte dall’intonaco presentava una fessurazione anomala, a forma di ragnatela, sul bordo inferiore. Un ingegnere riuscì a stabilire con certezza che le travi che presentavano la ragnatela erano quelle che potevano crollare. Ovviamente non tutte cedevano, ma tutti i crolli recenti presentavano la misteriosa ragnatela. Riuscì inoltre a capire che il collasso poteva manifestarsi al massimo dopo 28 giorni dalla scoperta. Fu una svolta a livello internazionale: la novità consentiva di mettere in salvo chi era in pericolo. Non c’era ancora una spiegazione ma c’era un punto di partenza: la misteriosa crepa era spesso un sintomo del fatto che l’armatura d’acciaio, pur in ottime condizioni, non era più in grado (per ragioni ignote) di resistere a trazione. Fu allora che comparvero i NoTrax.


Questi nuovi complottisti sostenevano che il problema non fosse la sollecitazione a trazione, che le fessurazioni non fossero un sintomo di nulla e che i crolli erano causati da un complotto internazionale dei costruttori e dei poteri forti che li finanziavano, finalizzato a creare lavoro e ricchezza nel loro settore, sulla pelle degli operai e dei più deboli. Erano ancora pochi e furono colpevolmente sottovalutati. 


Intanto si facevano progressi: un architetto notò che i crolli avvenivano quasi esclusivamente negli edifici che contenevano almeno una cucina. Questo consentì di concentrare le ricerche e il monitoraggio quasi esclusivamente sull’edilizia residenziale. Il governo organizzò delle ispezioni a tappeto per trovare le crepe a forma di ragnatela. Dove venivano trovate veniva organizzata e facilitata l’evacuazione degli inquilini, che però non era obbligatoria. Alcuni decisero di rimanere e di rischiare. Intere famiglie di NoTrax morirono nei crolli, ma questo non fu abbastanza per convincere gli altri ad abbandonare le loro case. 


Poco dopo gli ingegneri del CTS scoprirono che i crolli potevano essere arginati iniettando all’interno delle ragnatele una speciale malta tixotropica di nuova generazione, e successivamente fasciando le travi con le fibre di carbonio, per conferire loro maggiore resistenza a trazione. I NoTrax negarono duramente la validità di questo sistema. Esibivano studi sulla tossicità della malta e del carbonio e tra loro prese piede una teoria alternativa, sviluppata da un medico di Velletri e divenuta virale sui social. Secondo il dottore le travi dovevano essere “curate” cospargendole con una pomata al cortisone. Molti non esitarono ad applicare alla lettera il rimedio del medico di Velletri e i decessi quotidiani aumentarono paurosamente.


Il governo fu costretto ad imporre l’obbligo di evacuazione per i minorenni, per i bambini dei NoTrax che rimanevano in casa con i genitori. Le drammatiche scene della separazione dei figli dai genitori furono trasmesse in TV e impressionarono notevolmente l’opinione pubblica. I NoTrax reagirono con violenza, organizzarono manifestazioni e duri scontri in tutto il paese, sobillati peraltro da alcuni famosi intellettuali che ritenevano illegittimo ed eticamente inaccettabile l’obbligo di evacuazione. Un famoso professore di Estetica dello IUAV motivò in televisione la sua battaglia contro l’evacuazione obbligatoria, citando le teorie alternative sul calcestruzzo del grande architetto Corbusieri. Il conduttore gli chiese se non intendesse piuttosto Le Corbusier, che però non aveva mai scritto roba del genere ed era morto sessant’anni prima. 


“No no, intendo proprio Corbusieri, è un professore Italo Argentino, è un premio nobel per l’Architettura” rispose il filosofo. 


“Ma non esiste alcun premio Nobel per l’architettura, forse intende il premio Pritzker. E comunque non esiste alcun Corbusieri che abbia vinto il premio Pritzker” obiettò l’intervistatore. “Non importa”, concluse il filosofo: “è quello che è”.


E il dialogo con i NoTrax finì lì, dopo ci fu solo lo scontro. 


Il verbo NoTrax si diffuse capillarmente e i loro esponenti di spicco fondarono un partito politico. La campagna elettorale fu durissima e la resistenza si dimostrò debole: persino gli architetti e gli ingegneri del CTS litigavano tra loro in TV sulle diverse modalità di intervento per debellare l’afflizione dei crolli misteriosi. 


Il Movimento NoTrax vinse le elezioni con il 58%, sgominando anche quei vecchi partiti che avevano provato indegnamente a cavalcare il fenomeno. 


Si insediarono in massa in parlamento e, dopo aver approvato una radicale riforma costituzionale “che il Paese aspettava da 30 anni”, abolirono l’obbligo di evacuazione per i minorenni. Festeggiarono la vittoria su un balcone, inneggiando alla libertà e alla famiglia. Fu tuttavia introdotto l’obbligo dell’uso della pomata al cortisone per gli edifici residenziali; il monitoraggio veniva scrupolosamente esercitato da una specie di polizia politica, la commissione “Dubbio sulle Costruzioni”.


Ma la novità più clamorosa arrivò proprio dall’Architetto Corbusieri, che nel frattempo aveva vinto veramente il Nobel per l’architettura, istituito in fretta e furia dai NoTrax svedesi. Il suo ultimo studio scientifico, pubblicato sulla rivista da lui fondata, dimostrava oltre ogni ragionevole dubbio che le uniche case sicure erano quelle in cui effettivamente comparivano le misteriose crepe a forma di ragnatela ma che, a dispetto di ciò, non crollavano. 


Il giorno dopo il parlamento votò la norma che introduceva la demolizione coatta del resto del patrimonio edilizio, edifici storici compresi, anche se privi di calcestruzzo armato. 


Un mese più tardi, tra le macerie di Palazzo Venezia a Roma, la commissione “Dubbio sulle Costruzioni” fucilò i membri del CTS, come nemici del popolo.