lunedì 19 aprile 2021

Ivan Della Mea, Ballata per Ciriaco Saldutto




https://www.youtube.com/watch?v=zWPft0k81j0


Lui ha quindici anni, cognome Saldutto


Alunno alle medie, scuola Pacinotti


Venuto di Puglia, "terrone" immigrato:


Torino lo boccia e lui s'è impiccato



Per fare chiarezza diciamo: è un delitto


È un altro delitto della repressione


Che usa la legge, il fucile e la scuola


Per farci più servi del nostro padrone



Si sa che il padrone, le sue maestranze


Le vuole istruite e ben educate;


Con la sua cultura, la sua disciplina


Lui plasma i servi di ogni officina


La tua cultura e del tuo paese


Sia chiaro, "terrone", va buttata via


La scuola ti dà un'altra cultura


Quella dei padroni e della borghesia


E tu puoi scordare l'azzurro del cielo


Di Puglia e il dialetto della tua terra:


Tuo cielo è la FIAT, tua terra è Torino


La scuola, Saldutto, è il campo di guerra


Ma non c'è battaglia, non c'è condizioni


"Terrone", ti adegui oppure accadrà


Che la repressione di tutti i padroni


Con l'arma del voto, ti escluderà


Così a quindici anni ti han tolto anche il cielo


E in cambio ti han dato un vuoto di niente


E l'ultimo gioco che ti hanno lasciato


È un pezzo di corda e ti sei impiccato



Per fare chiarezza diciamo: è un delitto


Un altro delitto della repressione


Che usa la legge, il fucile, la scuola


Per farci più servi del nostro padrone


12 giugno 1972: Ciriaco Saldutto e la sua storia

https://www.facebook.com/notes/782892075619704/

venerdì 16 aprile 2021

i Fasci siciliani dei lavoratori,





...Anche nel grande movimento di massa che furono i Fasci siciliani dei lavoratori, sviluppatosi in Sicilia dal 1891 al 1893, i valori di liberazione legati alla tradizione popolare religiosa cristiana si univano laicamente ai motivi di ispirazione socialista. Questo legame favorì la diffusione del movimento in mezzo al popolo. Ma fu anche uno dei motivi che scatenò la repressione. Fede e liberazione storica dovevano restare separate. Il loro cortocircuito metteva in pericolo la stabilità del sistema di potere sia religioso che laico. I Fasci furono ufficialmente fondati il 1° maggio del 1891, a Catania. Il movimento era però nato in maniera spontanea già alcuni anni prima a Messina. Alla fine del 1892 il movimento si era diffuso in tutto il resto dell'isola con sedi in tutti i capoluoghi tranne Caltanissetta. Il 20 gennaio 1893 a Caltavuturo (PA) 500 contadini di ritorno dall’occupazione simbolica di terre di demanio vengono dispersi da soldati e carabinieri con i fucili e tredici manifestanti cadono vittime. Il 21 e 22 maggio 1893 si tenne il congresso di Palermo cui parteciparono 500 delegati di quasi 90 Fasci e circoli socialisti. L’apice del movimento fu raggiunto nell’autunno del 1893, quando il movimento organizzò scioperi in tutta l'isola e tentò un’insurrezione. Il presidente del consiglio Francesco Crispi, siciliano di origini arbëresh, adottò la linea dura con un intervento militare. Il movimento fu sciolto nel 1894 e i capi vennero arrestati dal commissario regio Roberto Morra di Lavriano. Il 30 maggio il tribunale militare di Palermo condannò Giuseppe de Felice Giuffrida a 18 anni di carcere, Rosario Bosco, Nicola Barbato e Bernardino Verro a 12 anni di carcere quali capi e responsabili dei Fasci siciliani. Nel 1895 con un atto di amnistia venne concessa la clemenza a tutti i condannati in seguito ai fatti dei Fasci siciliani. Si concludeva così in modo violento il primo vero movimento organizzato contro i proprietari fondiari e di emancipazione delle classi più umili. Alla sua repressione contribuì l’atteggiamento della gerarchia ecclesiastica che in quasi tutte le diocesi censurò in modo emblematico il movimento, prendendo le difese dei latifondisti e dei proprietari di zolfare. In un primo momento il vescovo di Caltanissetta Giovanni Guttadauro dimostrò un qualche riguardo per le rimostranze popolari, ritenendo che non se ne potessero dissimulare le cause. Ma nel 1894, quando la repressione di Crispi chiudeva i conti con i Fasci, con il risultato di oltre 150 morti, precisò la propria opinione, affermando che le plebi erano state illuse «da istigatori malvagi e da ree dottrine». In modo analogo si espressero altri prelati, dal vescovo di Noto Giovanni Blandini, che definì «stoltizia» l’aspirazione a una distribuzione equa dei beni, al cardinale di Palermo Michelangelo Celesia, che si congratulò di persona con commissario regio Roberto Morra di Lariano, pianificatore delle stragi che posero fine al movimento (fonte: Carlo Ruta in Left Avvenimenti – L’Isola Possibile, 8 ottobre 2010).


tratto da

Mondo operaio e cristianesimo di base. L'esperienza dell'Isolotto di Firenze


DA PAGINA 17 a PAGINA 18 

sabato 10 aprile 2021

Nel Quinto stasimo dell'Antigone il coro invoca l'epifania di Dioniso



QUINTO CANTO INTORNO ALL'ARA

CORO: Strofe prima

Orgoglio di Sèmele, Dio dai molteplici nomi, figliuolo di Giove signore del tuono, che Italia proteggi, che regni sui piani ospitali d'Elèusi a Dèmetra sacri, che presso il molle fluir dell'Ismeno, in Tebe dimori, che te vide nascere, presso la stirpe del drago selvaggio! Antistrofe prima Il fumo corrusco del duplice vertice, dove le Ninfe coricie baccanti s'aggiran, te mira, te l'onda castalia. E i clivi dei monti di Nisa che d'ellera han chiome, e la verde pianura ferace di grappoli, fra un evio clamore di cantici sacri t'inviano di Tebe a mirar le contrade. Strofe seconda Di Tebe a te cara piú molto che ogni altra città, al par di tua madre, dal folgore spenta. Ed ora, da morbo veemente ella è tutta invasa. Col pie' salvatore tu valica il giogo parrasio, o il gorgo sonante del mare. Antistrofe seconda Oh duce degli astri dall'alito di fiamma, che i riti notturni presiedi, figliuolo di Giove, or móstrati insieme alle Tíadi di Nisa, che ebbre ti seguono, e intera la notte danzando, delirano per Bacco dator di fortuna


Sofocle Antigone traduzione di Ettore Romagnoli

https://www.filosofico.net/antigonesofocle42.htm



Dioniso raffigurato su un vaso greco, da notare in particolare l'edera che porta intorno al capo (uno dei simboli del dio), la coppa (kantharos) colma di vino e simbolo dell'ebbrezza, la lunga barba spesso prerogativa del dio.

martedì 30 marzo 2021

Inno a Iside (III- IV secolo avanti Cristo, rinvenuto a Nag Hammadi)

 

Ringrazio Luigi Pellini per averlo pubblicato su facebook





Io sono la venerata e la disprezzata,

Io sono la prostituta e la santa,

Io sono la sposa e la vergine,

Io sono la madre e la figlia,

Io sono le braccia di mia madre,

Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,

Io sono la donna sposata e la nubile,

Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,

Io sono la consolazione dei dolori del parto.

Io sono la sposa e lo sposo,

E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,

Io sono la Madre di mio padre,

Io sono la sorella di mio marito,

Ed egli è il mio figliolo respinto.

Rispettatemi sempre,

Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica

venerdì 5 marzo 2021

Giordano Bruno e la tradizione ermetica


"Mediante una interpretazione ermetica di Copernico e Lucrezio, Bruno perviene alla sua stupefacente  visione dell’infinita estensione del divino, quale si riflette nella natura. La terra si muove perché è un essere vivente che ruota intorno a un sole magico di tipo egiziano; i pianeti stelle viventi, compiono insieme ad essa il loro corso; altri mondi innumerevoli, mobili e viventi come grandi animali, popolano un universo infinito». 

F. YATES, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, tr. it. di R. Pecchioli, Laterza, Roma-Bari, 1981, p. 485. 

venerdì 26 febbraio 2021

Inno al sole del faraone Akhenaton scritto nella tomba di Ay

I
Tu ti ergi glorioso ai bordi del cielo, o vivente Aton !
Tu da cui nacque ogni vita.
Quando brillavi dall'orizzonte a est
riempivi ogni terra della tua bellezza
sei bello, grande, scintillante,
Viaggi al di sopra delle terre che hai creato,
abbracciandole nei tuoi raggi,
tenendole strette per il tuo amato figlio (Akhenaton).
Anche se sei lontano, i tuoi raggi sono sulla Terra;
Anche se riempi gli occhi degli uomini, le tue impronte non si vedono.
II
Quando sprofondi oltre il confine occidentale dei cieli
la terra è oscurata come se fosse arrivata la morte;
allora gli uomini dormono nelle loro stanze,
il capo coperto, incapaci di vedersi tra loro;
vengono loro sottratti i tesori da sotto la testa
e non lo sanno.
Ogni leone esce dalla sua tana,
tutti i serpenti emergono e mordono.
Il buio è totale e la terra silente:
Colui che li ha creati riposa nell'orizzonte.
III
La terra si illumina quando sorgi
Con il tuo disco scintillante di giorno.
Davanti ai tuoi raggi l'oscurità viene messa in fuga
il popolo delle Due Terre celebra il giorno,
tu lo svegli e lo metti in piedi,
loro si lavano e si vestono,
Sollevano le braccia lodando il tuo apparire,
poi su tutta la terra cominciano il loro lavoro.
IV
Le bestie brucano tranquille,
gli alberi e le piante verdeggiano,
gli uccelli lasciano i loro nidi
e sollevano le ali lodandoti.
Tutti gli animali saltellano sulle zampe
tutti gli essere alati volano e si posano di nuovo
tornano alla vita quando tu sorgi.
V
Le navi salpano su e giù per il fiume.
Alla tua venuta si aprono tutte le strade.
Di fronte al tuo volto i pesci saltano nel fiume.
I tuoi raggi raggiungono l'oceano verde.
Tu sei colui che mette il seme maschile nella donna,
tu sei colui che crea il seme nell'uomo,
tu sei colui che risveglia il figlio nel ventre della madre,
accarezzandolo perché non pianga.
Anche nell'utero sei la sua balia.
Tu dai respiro a tutta la tua creazione,
aprendo la bocca del neonato,
e dandogli nutrimento.
VI
Quando il pulcino cinguetta nell'uovo
gli dai il respiro perché possa vivere.
Tu porti il suo corpo a maturazione
in modo che possa rompere il guscio.
E così quando lo rompe corre sulle sue zampette,
annunciando la sua creazione.
VII
Quante sono le tue opere!
Esse sono misteriose agli occhi degli uomini.
O unico, incomparabile dio onnipotente,
tu hai creato la terra in solitudine
come desidera il tuo cuore,
gli uomini tu hai creato, e le bestie grandi e piccole,
tutto ciò che è sulla terra,
e tutto ciò che cammina,
tutto ciò che fende l'aria suprema,
tu hai creato strani paesi, Khor e Kush
e anche la terra d'Egitto,
tu metti ogni uomo al posto giusto
con cibo e possedimenti
e giorni che sono contati.
Gli uomini parlano molte lingue,
sono diversi nel corpo e nella pelle,
perchè tu hai distinto popolo da popolo.
VIII
Negli Inferi tu fai sì che il Nilo straripi,
conducendolo a tuo piacimento a portare vita agli egizi.
Anche se tu sei signore di tutti loro, signore delle loro terre,
ti affatichi per loro, brilli per loro,
di giorno sei il disco solare, grande nella tua maestà,
anche alle terre lontane hai portato la vita,
stabilendo per loro un'inondazione del Nilo nei cieli,
che cade come le onde del mare
bagnando i campi su cui abitano.
Quanto eccelse sono le tue vie, o Signore dell'eternità!
Hai stabilito un Nilo nei cieli per i forestieri.
Per il bestiame che cammina ogni terra,
ma per l'Egitto il Nilo sgorga dall'aldilà.
I tuoi raggi nutrono campi e giardini.
E' per te che vivono
IX
Tu fai le stagioni per il bene delle tue creature,
l'inverno per rinfrescarle, l'estate perchè
possano gustare il tuo calore.
Hai creato cieli lontani in cui tu possa risplendere.
Il tuo disco nella tua solitudine veglia su tutto ciò che tu hai fatto
apparendo nella sua gloria e brillando vicino e lontano.
Dalla tua unicità dai corpo a milioni di forme
città e villaggi, campi, strade e il fiume.
Tutti gli occhi ti osservano, lucente disco del sole.
X
Non c'è nessuno altro che ti conosca tranne Akhenaton,
tuo figlio.
Gli hai dato comprensione dei tuoi intenti.
Lui capisce il tuo potere.
Tutte le creature del mondo sono nelle tue mani,
proprio come tu le hai fatte.
Con il tuo sorgere, esse vivono.
Con il tuo tramontare, esse muoiono.
Tu stesso sei la durata della vita. Gli uomini vivono attraverso di te.
I loro occhi ricolmi di bellezza fino all'ora del tuo tramonto.
Ogni fatica viene messa da parte quando tu sprofondi a ovest.
XI
Tu hai stabilito il mondo per tuo figlio,
lui che è nato dal tuo corpo,
Re dell'Alto Egitto e del Basso Egitto,
che vive nella verità, Signore delle Due Terre,
Neferkhepure, Wanre
il Figlio di Re,
che vive nella verità, Signore dei Diademi,
Akhenaton grande nella lunghezza dei suoi giorni.
E per la Nobile Moglie del Re
lei che lui ama,
per la Signora delle Due Terre, Nefernefruate-Nefertiti,
possa lei vivere e fiorire per l'eternità.


il testo è riscontrabile in


I
GLI ARCHETIPI a cura di Gianfranco Romagnoli (edizione non definitiva) Immagine di copertina: La creazione, di Carla Amirante

giornata di studi Gli Archetipi del Mito nella storiadell’uomo: definizione, forme, simboli, modelli – Serrapetrona 25 ottobre 2009

all'interno della relazione

IL CULTO SOLARE NELL’ANTICO EGITTO - ARCHETIPO DI VITA,
IMMORTALITÀ, CONOSCENZA, POTENZA, REGALITÀ.
di Carla Amirante


Tra l'altro Carla Amirante  scrive

"L’aspetto principale del nuovo corso religioso fu il monoteismo di Aton, che
divenne l’unico Dio annullando il potere di tutti gli altri dei; si ebbe inoltre una
nuova concezione della divinità con un sostanziale rifiuto del formalismo
proprio del corso religioso precedente.
 Aton divenne così il dio della libertà, dell’amore per la natura, della
spontaneità, dell’armonia del creato, il dio che guardava con più attenzione al
singolo, ed infatti nell’arte venne rappresentato come un disco solare i cui
raggi terminavano a forma di mani dalle quali veniva elargita la vita a tutto
l’universo. Sempre per quel processo di profondo rinnovamento e
spiritualizzazione religioso voluto dal faraone, Aton fu inoltre considerato il dio
che, anche se invisibile, risplendeva in tutto il creato, perché in ogni sua
creatura era presente una particella del dio.
 Ci furono anche molte altre novità inserite nel culto come la costruzione di
templi scoperti perché si potesse adorare il Sole in tutta la sua gloria; inoltre
nelle arti si incoraggiò lo stile naturalistico, si introdusse il linguaggio popolare 
nei decreti ufficiali, mentre i rapporti tra i membri della famiglia reale furono
improntati ad una maggiore spontaneità.
 Probabilmente gli ebrei, durante la loro schiavitù in Egitto subirono
l’influenza della religione egiziana e del monoteismo di Aton perché alcuni
concetti propri della loro dottrina sembrano essere ripresi da quelli egiziani
come il salmo 104 ed altri dell’Antico Testamento  "

giovedì 11 febbraio 2021

Gabriella Rouf TRADUZIONI NECESSARIE- Heinrich Heine La farfalla innamorata della rosa



La farfalla è innamorata della rosa,

mille volte le vola intorno,

però su di essa un raggio d’oro

tenero si posa. 


Ma di chi è innamorata la rosa?

Chissà! Dell’usignolo canoro?

Oppure della vespertina stella

silenzïosa?


Di chi è innamorata la rosa

ignoro, e so questo solo:

che tutti vi amo, rosa,

farfalla, raggio d’oro,

stella vespertina, usignolo.


https://www.ilcovile.it/V3_libri.html


Der Schmetterling ist in die Rose verliebt,

Umflattert sie tausendmal,

Ihn selber aber, goldig zart,

Umflattert der liebende Sonnenstrahl.


Jedoch, in wen ist die Rose verliebt?

Das wüßt' ich gar zu gern.

Ist es die singende Nachtigall?

Ist es der schweigende Abendstern?


Ich weiß nicht, in wen ist die Rose verliebt;

Ich aber lieb euch all':

Rose, Schmetterling, Sonnenstrahl,

Abendstern und Nachtigall.